Principali Sindromi Collegabili ad Eventi Lavorativi

-Disturbo dell’adattamento (DDA)

-Disturbo acuto da stress (ASD)

-Disturbo post-traumatico da stress (PTSD)

-Burnout syndrome

– Ansia e Depressione

– Disturbo di Personalità

Disturbi Dell’adattamento

Il termine indica una intera classe di problemi psichici che insorgono come conseguenza di eventi o situazioni della vita. E’ una risposta psicopatologica ad uno o più fattori stressanti identificabili che conducono allo sviluppo di disturbi emotivi o comportamentali clinicamente significativi. I sintomi devono svilupparsi entro 3 mesi dall’esordio del fattore o dei fattori stressanti. Manifestazioni prevalenti:

→area dei disturbi d’ansia →area dei disturbi depressivi →area dei disturbi depressivo-ansiosi.

Durata: ACUTO Sintomi entro 3 mesi persistono – di 6 mesi CRONICO Risposta a fattore cronico stressante o che ha conseguenze protratte più di 6 mesi

Caratteristiche:

La rilevanza clinica della reazione è indicata dal notevole disagio che va al di là di quello prevedibile o da una significativa compromissione del funzionamento sociale o lavorativo . Il DDA può essere innescato da un fattore stressante di qualsiasi entità e può comprendere una ampia gamma di possibili sintomi (ambito ansioso-depressivo: instabilità emotiva, insonnia, ansia somatizzata, stati di allerta etc.).

Disturbo Post-Traumatico Da Stress

La risposta ritardata o protratta ad un evento fortemente stressante o a una situazione di natura altamente minacciosa o catastrofica in grado di provocare diffuso malessere in quasi tutte le persone. Comporta la maggiore gravità e prognosi peggiore rispetto alle altre sindromi psichiche. Insorge dopo un periodo di latenza (circa 3 mesi) che può essere anche superiore a 6 mesi (delayed onset).

Caratteristiche: La diagnosi di PTSD necessita che i sintomi siano sempre conseguenza di un evento critico, ma l’aver vissuto un’esperienza critica di per sé non genera automaticamente un disturbo posttraumatico. I principali disturbi, accusati dalla maggior parte dei pazienti, sonoriassunti dalla cosiddetta “triade sintomatologica”: intrusioni (flashback: un vissuto intrusivo dell’evento che si propone alla coscienza, “ripetendo” il ricordo dell’evento), evitamento (la tendenza ad evitare tutto ciò che ricordi in qualche modo, o che sia riconducibile, all’esperienza traumatica, anche indirettamente o solo simbolicamente), hyperarousal (iperattivazione psicofisiologica, caratterizzato da insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione generalizzate).

Possono essere presenti inoltre:

  • Numbing (intorpidimento): uno stato di coscienza simile allo stordimento ed alla confusione.
  • Incubi: che possono far rivivere l’esperienza traumatica durante il sonno, in maniera molto vivida. In alcuni casi, la persona colpita cerca “sollievo” (spesso peggiorando la situazione) con abusi di: • alcool, • droga, • farmaci e/o psicofarmaci.
  • Spesso sono associati sensi di colpa per quello che è successo o come ci si è comportati (o per il non aver potuto evitare il fatto), sensi di colpa che sono spesso esagerati ed incongruenti con il reale svolgimento dei fatti e delle responsabilità oggettive (sono detti anche complessi di colpa del sopravvissuto); spesso sono compresenti anche forme medio-gravi di depressione e/o ansia generalizzata.
  • In alcuni casi si vengono a produrre delle significative tensioni familiari, che possono mettere in difficoltà i parenti della persona con PTSD

 

Disturbo Acuto Da Stress

Reazione emotiva che insorge molto presto dopo il verificarsi di un evento fortemente traumatico. Il tipo di eventi che può causarla è dello stesso tipo di quelli che causano il disturbo post traumatico da stress (PTSD). La sindrome può presentarsi in forma grave ma regredisce nel giro di pochi giorni (dura al minimo 2 gg. Al max 4 settimane). Si manifesta entro 4 settimane dall’evento traumatico.

Caratteristiche

Alla classica “triade sintomatologica” del PTSD (intrusioni; evitamento; hyperarousal) si affiancano sintomi maggiori di numbing (stordimento e confusione) e, soprattutto, sintomatologie di tipo dissociativo (distacco, derealizzazione, depersonalizzazione etc), più o meno gravi. Sintomatologie dissociative di particolare durata, pervasività ed intensità clinica in fase peri- o post-critica sono spesso (ma non sempre) segno prognostico di maggior rischio per l’evoluzione dell’ASD verso un PTSD.  Altra similitudine con il PTSD è il fatto per cui la persona colpita spesso cerca “sollievo” (ma in realtà peggiorando la situazione) con abusi di alcool, droga, farmaci e/o psicofarmaci; spesso sono associati forti sensi di colpa per quello che è successo o per come ci si è comportati durante l’evento (o per il non aver potuto evitare il fatto), sensi di colpa che molto spesso sono del tutto esagerati ed incongruenti con il reale svolgimento dei fatti e delle responsabilità oggettive.

Burnout Syndrome

Il burnout è un particolare tipo di risposta affettiva a condizioni lavorative stressanti. E’ generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, appiattimento affettivo e di derealizzazione personale, che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate (possiamo considerarlo come un tipo di stress lavorativo). Generalmente nasce da un deterioramento che influenza valori, dignità, spirito e volontà delle persone colpite.

Caratteristiche

Esaurimento. E’ la prima reazione allo stress prodotto da eccessive richieste di lavoro o da cambiamenti significativi. Quando una persona sente di aver oltrepassato il limite massimo sia a livello emozionale sia fisico: si sente prosciugata, incapace di rilassarsi e di recuperare, manca di energia per affrontare nuovi progetti, nuove persone, nuove sfide.

Cinismo. Quando una persona assume un atteggiamento freddo e distaccato nei confronti del lavoro e delle persone che incontra sul lavoro, diminuisce sino a ridurre al minimo o ad azzerare il proprio coinvolgimento emotivo nel lavoro e può abbandonare persino i propri ideali/valori. Tali reazioni rappresentano il tentativo di proteggere se stessi dall’esaurimento e dalla delusione, si pensa di essere più al sicuro adottando un atteggiamento di indifferenza, specialmente quando il futuro è incerto, oppure si preferisce ritenere che le cose non funzioneranno più come prima, piuttosto che vedere svanire in seguito le proprie speranze.

Inefficienza. Quando in una persona cresce la sensazione di inadeguatezza, qualsiasi progetto nuovo viene vissuto come opprimente. Si ha l’impressione che il mondo trami contro ogni tentativo di fare progressi, e quel poco che si riesce a realizzare, appare insignificante, si perde la fiducia nelle proprie capacità e in se stessi.

 

Ansia e Depressione

Senso di disperazione e impotenza. Sono queste le sensazioni, con gradi di intensità variabili, che numerosi lavoratori avvertono quando vengono sottoposti a fattori di stress sul lavoro. Se l’esposizione al fattore di stress è intensa, frequente o di lunga durata e/o il lavoratore esposto è vulnerabile a tali fattori, le sue reazioni emotive verranno influenzate. Lo stato temporaneo di ansia e/o depressione può diventare più profondo o più prolungato esuperare i limiti della norma sfociando nellapatologia.

Manifestazioni cognitive del distress: In condizioni di distress, molti lavoratori lamentano difficoltà a concentrarsi, a ricordare e memorizzare, ad apprendere cose nuove, a essere creativi e a prendere decisioni.

Manifestazioni comportamentali del distress: L’esposizione a fattori di stress connessi al lavoro o di altro tipo può stimolare comportamenti che mettono a repentaglio la salute. Per rilassarsi alcuni lavoratori ricorrono agli alcolici o cominciano a fumare (oppure fumano di più: fumo da distress). Altri cercano conforto nel cibo (aumentando il rischio di obesità e di conseguenti patologie cardiovascolari e diabete), nelle droghe o corrono pericoli superflui sul lavoro o nel traffico. Un’altra valvola di sfogo può essere rappresentata dall’aggressività, dalla violenza o da altritipi di comportamento antisociale. Molte di queste reazioni possono provocare incidenti, malattie e morte prematura.

Disturbi di Personalità

Nella psicodiagnosi di disturbi conseguenti all’esposizione a stressors psicosociali, è cruciale la valutazione della personalità ovvero la modalità di gestire le situazioni, le emozioni e le relazioni interpersonali.

La comprensione del malessere soprattutto quando questo si esprime sul piano emozionale e comportamentale non può prescindere dall’inquadramento della personalità e degli eventuali disturbi di personalità.

Il termine personalità deriva dalla parola latina “persona” ed indica la maschera che gli attori usavano per recitare negli anfiteatri, dove per raggiungere il pubblico, parlavano attraverso (per) un piccolo foro da cui usciva il suono (sona) della loro voce.

Perché il pubblico riconoscesse subito i personaggi rappresentati dagli attori, questi ultimi enfatizzavano le loro caratteristiche e in questo contesto il termine persona indica le sfumature amplificate del personaggio.

Con il tempo il termine è stato impiegato per indicare le caratteristiche e le peculiarità di un individuo, diverso da qualsiasi altro. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 1992 definisce la personalità come “una modalità strutturata di pensiero, sentimento e comportamento che caratterizza il tipo di adattamento e lo stile di vita di un soggetto e che risulta da fattori temperamentali, dello sviluppo e dell’esperienza sociale.

Quindi un disturbo di personalità si configura, quando un’alterazione significativa e costante di aspetti qualitativo – funzionali della personalità, che rendono problematica l’interazione tra individuo e ambiente.

Ma alcuni tratti possono essere riscontrabili in patologie diverse e presenti anche se in frequenza ed intensità “non problematica” in soggetti non disturbati.

I disturbi della personalità sono associati con modi di pensare, percepire e di rispondere emotivamente che differiscono sostanzialmente da quelli generalmente accettati.

I pazienti tendono ad esibire un limitato repertorio di risposte stereotipate in diversi contesti sociali e personali.

Questi pattern solitamente sono evidenti durante la tarda infanzia o l’adolescenza ma la necessità di verificarne la loro permanenza nel tempo, limita l’uso del termine “disturbo” ai soli adulti.

Per scopi pratici, questi disturbi sono spesso raggruppati in tre cluster che condividono delle caratteristiche cliniche:

Cluster A : i pazienti spesso sembrano bizzarri o eccentrici (come i paranoidi o gli schizoidi). Il disturbo schizotipico è spesso incluso in questo cluster.

Disturbo Paranoide di Personalità

E’ un disturbo di personalità caratterizzato da diffidenza e sospettosità che spingono ad interpretare le intenzioni, le parole e le azioni degli altri sempre come malevole, umilianti o minacciose per la propria persona. Gli individui che maturano questa struttura di personalità sono dominati in maniera rigida e pervasiva da pensieri fissi di persecuzione, timori di venir danneggiati, paura continua di subire un tradimento anche da persone amate, senza che però l’intensità di tali pensieri raggiunga caratteri deliranti. “l’esame di realtà” rimane, infatti, intatto.

I criteri diagnostici del Disturbo Paranoide di Personalità, rispecchiano una modalità di pensiero caratterizzata da una costante ricerca di significati oscuri, delle tracce rivelatrici di una “verità” che va oltre il significato apparente della situazione. Questa ricerca senza fine comporta un’iperattivazione dell’attenzione che si evince dalla circospezione legata a questo continuo e attento controllo. Un individuo paranoide analizza continuamente ciò che lo circonda alla ricerca del particolare insolito – uno stile di pensiero molto oneroso per la fatica fisica ed emozionale che comporta. Il paziente paranoide è praticamente incapace di rilassarsi.

Il pensiero paranoide è anche caratterizzato da una mancanza di flessibilità: gli argomenti più convincenti generalmente non hanno alcun impatto sulle convinzioni rigide e salde del paranoide. Infatti, coloro che tentano di discutere con un soggetto con tale disturbo di personalità, si troveranno facilmente ad essere il bersaglio della sua sospettosità.

Il pensiero del paranoide differisce da quello dello schizofrenico paranoide per il fatto di non essere delirante. Infatti, i pazienti con disturbo paranoide hanno una percezione assolutamente precisa del loro ambiente: è il loro giudizio su quanto è percepito ad essere alterato. La realtà in sé non è distorta; lo è invece il significato della realtà come essa appare

Disturbo Paranoide Di Personalita’ e contesto organizzativo

La psicodiagnosi di disturbo paranoide di personalità è di particolare importanza nella valutazione del disagio psichico organizzativo. Le vittime del mobbing possono sviluppare, in conseguenza degli attacchi vessatori, una condizione paragonabile al disturbo paranoide di personalità; inoltre è nella strategia del mobbing la negazione della natura persecutoria degli avvenimenti e la riconduzione del vissuto “vessatorio” alla paranoia della vittima.

 

Schizoide Di Personalita’

E’ caratterizzato dalla difficoltà nello stabilire relazioni sociali e, soprattutto dall’assenza del desiderio di stabilirle. La vita delle persone che soffrono di questo disturbo è strutturata in modo da limitare le interazioni con gli altri: hanno pochi amici stretti e confidenti, scelgono lavori che richiedono un contatto sociale minimo o nullo, non sono coinvolti in relazioni intime e in genere non si costruiscono una propria famiglia. Appaiono distaccati e freddi estremamente riservati e indifferenti all’approvazione e alle critiche degli altri e ai loro sentimenti. Hanno scarsa capacità ad esprimere sentimenti sia positivi che negativi verso gli altri e a provare piacere nello svolgere qualsiasi attività.

I criteri diagnostici del Disturbo Schizoide di Personalità, rispecchiano una modalità pervasiva di distacco dalle relazioni sociali (sceglie attività solitarie, non ha amici)e una gamma ristretta di espressività emotiva (appare indifferente nei confronti delle lodi o delle critiche; mostra freddezza e distacco emozionale).

Disturbo Schizoide Di Personalita’ e contesto organizzativo

Le persone con una personalità schizoide sono introversive, ritirate , solitarie e poco comunicative. Sono emozionalmente fredde e socialmente distanti. Generalmente sono concentrate sui propri pensieri e sentimenti e risultano intimoriti dalla prossimità e dall’intimità con altre persone.

Quando il disturbo non è tale da inficiare il funzionamento lavorativo, gli schizoidi si dedicano preferenzialmente ad attività che implicano poche relazioni sociali. Preferiscono la speculazione teorica all’azione pratica.

Distacco dalle relazioni sociali (Carlo vieni a prendere un caffè con noi? No. Ma dai! Non insista ci sono già venuto l’anno scorso).

Disturbo Schizotipico

è caratterizzato da isolamento sociale, comportamento insolito e bizzarro e alcune “stranezze del pensiero” quali:

-sospettosità e ideazione paranoide, ad esempio credere che gli altri complottino contro la propria persona;

-idee di riferimento cioè interpretare come collegati tra loro eventi che non lo sono;

-credenze bizzarre e pensiero magico, ad esempio sentire di avere poteri speciali come prevedere gli eventi o leggere i pensieri degli altri;

-esperienze percettive insolite, ad esempio sentire la presenza di  un altra persona;

Agli occhi degli altri appaiono spesso strani, eccentrici e stravaganti nel linguaggio, nel modo di interagire, inappropriato e rigido, e nell’abbigliamento particolare o trasandato.

Gli individui con disturbo schizotipico sono molto simili agli individui schizoidi fatta eccezione per la presenza di sintomi indicativi di una forma “attenuata” di schizofrenia. In realtà, pazienti schizoidi e schizotipici costituiscono un continuum per cui è in un certo senso arbitrario tracciare un confine netto tra le due entità nosografiche. Inoltre, gli stessi pazienti schizotipici costituiscono un continuum che va da quelli che sono molto simili ai pazienti schizoidi (fatta eccezione per una lieve accentuazione delle bizzarie nel comportamento e nella comunicazione) a quelli più vicini alla schizofrenia che vanno facilmente incontro a brevi episodi psicotici transitori.

-Spesso vivono ai margini della società. Possono essere ridicolizzati come “strambi” o “disadattati” oppure possono essere semplicemente lasciati da soli a condurre un’esistenza solitaria e riservata.

-I pazienti con disturbo schizotipico di personalità presentano una vulnerabilità biologica comune a quella della schizofrenia identificabile nella dimensione di organizzazione cognitivo/percettiva (capacità di elaborare adeguatamente stimoli, processare le informazioni in relazione all’esperienza pregressa e selezionare la strategia di risposta più adeguata).

-Fra gli indicatori neuropsicologici comuni, si annoverano disturbi dell’attenzione sostenuta, della capacità di elaborare le informazioni e strategie di risposta e disturbi della percezione sensoriale.

Disturbo Schizotipico di Personalità e contesto organizzativo

La psicodiagnosi di disturbo schizotipico di personalità, alla stregua del disturbo paranoide, è di particolare importanza nella valutazione del disagio psichico organizzativo.

-Gli schizotipici, come gli schizoidi, risultano socialmente ed emozionalmente distaccati, ma, come i paranoidi, possono presentare sospettosità o ideazione paranoide e quindi possono generare complessità nella valutazione psicodiagnostica delle patologie organizzative (stress →costrittività → mobbing)  (anche oggi piove , questa è la prova tangibile che gli elementi atmosferici mi indicano la strada: meglio che non vada a lavorare).

cluster B: i pazienti possono sembrare drammatici, emotivi, o erratici (come il tipo istrionico, narcisistico o borderline di personalità emotivamente instabile, antisociale)

Disturbo Borderline di Personalità

  • I soggetti borderline soffrono di crolli della fiducia in sé stessi e dell’umore, tendono a cadere in comportamenti autodistruttivi (anche fisicamente) e distruttivi delle loro relazioni interpersonali. Alcuni soggetti possono soffrire di momenti depressivi acuti anche estremamente brevi, ad esempio pochissime ore, ed alternare comportamenti normali.
  • I soggetti borderline hanno la tendenza all’oscillazione del giudizio tra polarità opposte, un pensiero cioè “bianco o nero”, oppure alla “separazione” cognitiva ( ad esempio la classificazione “amico” o “nemico”, “amore” o “odio”, ecc.). Questa separazione non è pensata bensì è immediatamente percepita.
  • La caratteristica dei pazienti con disturbo borderline è, inoltre, una generale instabilità esistenziale. La loro vita è caratterizzata da relazioni affettive intense e turbolente che terminano bruscamente, e il disturbo ha spesso effetti molto gravi provocando “crolli” nella vita lavorativa e di relazione dell’individuo.

Il tipico paziente con Disturbo Borderline di Personalità è “stabilmente instabile”. Può mostrare un’emotività intensa e poi, in modo del tutto inaspettato, presentare un improvviso e repentino cambiamento dell’umore. Il suo modo instabile di gestire le relazioni troverà espressione anche nel rapporto con il terapeuta. A differenza di quello che avviene nel disturbo istrionico in cui le emozioni sembrano essere più intensamente espresse di quanto non siano vissute, il paziente Borderline sperimenta davvero l’intensità di questi affetti ed è assente la sensazione di inautenticità. Dato che il paziente Borderline non è in grado di prendere le distanze dai propri stati emotivi, non sarà capace di insight rispetto alle proprie difficoltà a conciliare aspetti positivi e negativi di sé e degli altri.

Disturbo Borderline di Personalità e ontesto organizzativo

Le persone con una personalità borderline presentano relazioni intense ed instabili che si riflettono spesso anche in ambito lavorativo (discussioni, tumultuose rotture)

 L’identificazione dell’alternanza di sentimenti di fiducia/disponibilità/idealizzazione dell’altro (collega/supervisore) che si alternano a vissuti di dipendenza/indegnità/svalutazione risulta cruciale nella valutazione del disagio e nella psicodiagnosi in ambito organizzativo.

 

Disturbo Istrionico di Personalità

Il disturbo istrionico di personalità è caratterizzato da un quadro clinico di eccessiva emotività, ricerca di attenzione e un bisogno eccessivo di approvazione.

I soggetti sono egocentrici, indulgenti con se stessi  intensamente dipendenti dagli altri. Sono emozionalmente labili e tendono ad attaccarsi agli altri in contesti di relazioni immature. Si assiste di frequente ad una eccessiva identificazione negli altri; sono emozionalmente superficiali per evitare sofferenze legate alle emozioni e hanno difficoltà a capire in profondità sia se stessi sia altre persone. La selezione dei partner, relazionali o sessuali, è spesso  altamente inappropriata. Spesso i loro partner possono avere sintomi di disordini di personalità, simili o molto più gravi dei loro.

Le caratteristiche essenziali del Disturbo Istrionico di Personalità sono un’emotività pervasiva ed eccessiva e un comportamento di ricerca di attenzione. Questo quadro compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti. Gli individui con Disturbo Istrionico di Personalità si sentono a disagio o non apprezzati quando non sono al centro dell’attenzione. Spesso brillanti e drammatici, tendono ad attirare l’attenzione, e possono inizialmente affascinare le nuove conoscenze per il loro entusiasmo, apparente apertura o seduttività. Queste qualità tendono ad indebolirsi, comunque, poiché questi individui richiedono continuamente di essere al centro dell’attenzione. Essi si accaparrano il ruolo di “protagonista della festa”. Se non sono al centro dell’attenzione, possono mettere in atto qualcosa di drammatico (per es., inventare delle storie, creare una scena) per attrarre l’attenzione su di loro. Questa necessità è spesso evidente nel loro comportamento con un clinico (per es., adulazione, regali, fornire descrizioni drammatiche dei sintomi fisici e psicologici che vengono sostituiti da nuovi sintomi ad ogni visita). Sono spesso inappropriatamente provocanti o seduttivi. Questo comportamento si manifesta in una grande varietà di relazioni sociali, lavorative e professionali, al di là di quanto sia appropriato dato il contesto sociale. L’espressione emotiva può essere superficiale e rapidamente mutevole. Spesso utilizzano l’aspetto fisico per attrarre l’attenzione. Questi individui hanno un eloquio eccessivamente impressionistico e privo di dettagli e sono caratterizzati da autodrammatizzazione, teatralità ed espressione esagerata delle emozioni. Hanno un elevato grado di suggestionabilità.

Disturbo Istrionico di Personalità e contesto organizzativo

I soggetti con disturbo istrionico tendono ad avere costantemente comportamento seduttivo anche in contesti non adeguati (es. in ambito lavorativo) e/o nei confronti di persone per cui non nutrono un reale interesse sentimentale o sessuale (es. datori di lavoro, amici). Il comportamento provocante o seduttivo, inoltre, può essere percepito da persone dello stesso sesso come minaccioso e indurre competitività o distanza nella relazione. In ambito lavorativo questo comportamento può risultare inopportuno e comportare scarsa considerazione/svalutazione sul piano professionale.

Disturbo Narcisistico di Personalità

“Così di lei, così d’altre ninfe nate in mezzo alle onde o sui monti s’era beffato Narciso, come prima d’una folla di giovani. Finché una vittima del suo disprezzo non levò al cielo le mani: “Che possa innamorarsi anche lui e non possedere chi ama!”. Qui il ragazzo, spossato dalle fatiche della caccia e dal caldo, venne a sdraiarsi, attratto dalla bellezza del posto e dalla fonte, ma, mentre cerca di calmare la sete, un’altra sete gli nasce: rapito nel porsi a bere dall’immagine che vede riflessa, s’innamora d’una chimera: corpo crede ciò che solo è ombra. “Desidera, ignorandolo, sé stesso, amante e oggetto amato, mentre brama, si brama, e insieme accende ed arde (Ovidio, Le Metamorfosi)

Il disturbo narcisistico di personalità è un disturbo il cui sintomo principale è un deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui. E’ caratterizzato da una particolare percezione di sé del soggetto. Comporta una percezione esagerata della propria importanza e idealizzazione del proprio sé e difficoltà di coinvolgimento affettivo. La persona manifesta una forma di egoismo profondo di cui non è di solito consapevole, e le cui conseguenze sono tali da produrre nel soggetto sofferenza, disagio sociale o significative difficoltà relazionali e affettive. I soggetti affetti sono spesso caratterizzati da un bisogno affettivo specifico, quello di essere ammirati. Tuttavia non è un sintomo che compare necessariamente. Alcune persone possono ritenere in qualche modo di essere “speciali” o superiori.

La caratteristica essenziale del Disturbo Narcisistico di Personalità è un quadro pervasivo di grandiosità, necessità di ammirazione, e mancanza di empatia, che comincia entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti. Gli individui con questo disturbo hanno un senso grandioso di autostima. Essi abitualmente sovrastimano le proprie capacità, ed esagerano i propri talenti, apparendo spesso vanagloriosi e presuntuosi. Spesso nel giudizio esagerato dei propri talenti è implicita una sottostima (svalutazione) dei contributi di altri Possono pensare di dover frequentare solo persone speciali o di condizione sociale elevata, e possono attribuire qualità di “unico”, “perfetto”, o “dotato” a coloro che frequentano. Gli individui con questo disturbo credono che le loro necessità siano speciali e al di fuori della comprensione delle persone ordinarie. Gli individui con questo disturbo generalmente richiedono eccessiva ammirazione. La loro autostima è quasi invariabilmente molto fragile. La vulnerabilità dell’autostima rende l’individuo con Disturbo Narcisistico di Personalità molto sensibile alle “ferite” dovute alle critiche o alla frustrazione. Sebbene possano non dimostrarlo esternamente, la critica può tormentarli, e può lasciarli umiliati, avviliti, vanificati e svuotati. Possono reagire con sdegno, rabbia, o contrattaccare con insolenza. Generalmente mancano di empatia, e hanno difficoltà a riconoscere i desideri, le esperienze soggettive e i sentimenti degli altri. Sono spesso invidiosi degli altri, o credono che gli altri siano invidiosi di loro.

Disturbo Narcisistico di Personalità e contesto organizzativo

 I soggetti con disturbo narcisistico hanno relazioni interpersonali e quindi lavorative tipicamente compromesse a causa dei problemi derivati dalle pretese, dalla necessità di ammirazione e dalla mancanze di empatia. Sebbene l’ambizione arrogante e la sicurezza possano portare a risultati elevati, le prestazioni possono essere compromesse dall’intolleranza alla critica o alla sconfitta. Talvolta, il funzionamento professionale può essere molto basso, riflettendo la avversione ad accettare il rischio in situazioni competitive o di altro tipo nelle quali è possibile una sconfitta.  Nel contesto organizzativo, bisogna tenere presente che i narcisisti possono svalutare aspramente i contributi di altri, particolarmente quando quegli individui hanno ricevuto riconoscimento o lode per i loro successi. Comportamenti arroganti e superbi caratterizzano questi individui; spesso manifestano un atteggiamento snob, sdegnoso, non empatico → personalità del mobber.

-“mi hanno detto che ho tre mesi di vita”

-“oddio mi dispiace immensamente che non puoi venire alla presentazione del mio ultimo libro”.

Disturbo Antisociale Di Personalità

E’ un disturbo di personalità’ caratterizzato dal disprezzo patologico del soggetto per le regole  e le leggi della società, da comportamento impulsivo, dall’incapacità di assumersi responsabilità e dall’indifferenza dei sentimenti altrui.

La caratteristica essenziale del Disturbo Antisociale di Personalità è un quadro pervasivo di inosservanza e di violazione dei diritti degli altri, che si manifesta nella fanciullezza o nella prima adolescenza, e continua nell’età adulta. Questa modalità è stata anche denominata psicopatia, sociopatia o disturbo “dissociale” di personalità. Poiché la disonestà e la manipolazione sono caratteristiche centrali del Disturbo Antisociale di Personalità, può essere particolarmente utile integrare l’anamnesi con le informazioni raccolte da fonti collaterali. Gli individui con il Disturbo Antisociale di Personalità non riescono a conformarsi alle norme sociali secondo un comportamento legale. Possono compiere ripetutamente atti passibili di arresto (che vengano arrestati o meno), come distruggere proprietà, molestare gli altri, rubare o svolgere attività illegali.

Le persone con questo disturbo non rispettano i desideri, i diritti o i sentimenti degli altri. Sono frequentemente disonesti e manipolativi per trarre profitto o piacere personale (per es., per ottenere denaro, sesso, o potere).Possono ripetutamente mentire, usare false identità, truffare o simulare. Tendono ad essere irritabili ed aggressivi senza curarsi della propria e della altrui sicurezza. Gli individui con Disturbo Antisociale di Personalità tendono anche ad essere spesso estremamente impulsivi ed irresponsabili e mostrano scarso rimorso per le conseguenze delle loro azioni. Sono state sollevate preoccupazioni per il fatto che la diagnosi possa talvolta essere male applicata ad individui in ambienti in cui verosimilmente il comportamento antisociale può essere parte di una strategia protettiva di sopravvivenza. Nel valutare i tratti antisociali, è utile per il clinico considerare il contesto sociale ed economico in cui si manifesta il comportamento.

Disturbo Antisociale di Personalità e contesto organizzativo

I soggetti con Disturbo Antisociale di Personalità frequentemente mancano di empatia e tendono ad essere indifferenti, cinici e sprezzanti nei confronti dei sentimenti, dei diritti e delle sofferenze degli altri. Possono avere un’autostima ipertrofica ed arrogante (per es., pensano che un lavoro ordinario non sia degno di loro, o mancano di interesse realistico per i propri problemi attuali o per il proprio futuro), e possono essere eccessivamente testardi, sicuri di sé o presuntuosi. Possono avere un fascino disinvolto, superficiale, e possono essere piuttosto volubili e compiacenti verbalmente (per es., usando termini tecnici, o un gergo che può impressionare chi non ha familiarità con l’argomento).

 La disonestà, impulsività, mancanza di empatia per gli altri, irresponsabilità e mancanza di rimorso renderebbero il soggetto con disturbo antisociale il “mobber ideale”.

“frequenti assenze da scuola, varie fughe da casa, violenze fisiche, crudeltà su animali e persone, furti, incendi, incapacità lavorativa. Facilità alla menzogna, guai ripetuti con la legge, incapacità a mantenere relazioni durature, rifiuto di ogni responsabilità e ruolo, incapacità a provare alcun senso di colpa”….

-“che leggi?”

-“il mio fantastico  curriculum vitae”

-cluster C : i pazienti si presentano come ansiosi o impauriti (come il tipo dipendente, evitante, ossessivo compulsivo).

Disturbo Dipendente di Personalità

Si definisce disturbo dipendente di personalità il quadro patologico caratterizzato da un comportamento sottomesso e adesivo, legato ad un eccessivo bisogno di essere accuditi. I soggetti affetti da questo disturbo sperimentano una fase ossessiva di ricerca di certezze, sicurezze e conforto da parte di altre persone (normalmente familiari e/o amici in generale, in una forma talvolta paragonabile alla depressione e spesso collegata a cause scatenanti collaterali quali traumi infantili o problematiche esistenziali.

Vitale la necessità di avere e mantenere  rapporti personali che danno all’individuo la sensazione di non essere mai solo.

Sentono inoltre, la necessità di essere costantemente presenti e  fondamentali nella vita della persona a loro vicina. Per questo richiedono spesso rassicurazioni e conferme e tendono a vivere qualsiasi gesto di allontanamento, se pur minimo, come un possibile e doloroso abbandono. L’assenza di una relazione significativa ed accudente fa percepire, alla persona dipendente, un senso di vuoto, la sensazione di assenza di scopi e direzione.

Gli individui con Disturbo Dipendente di Personalità hanno grande difficoltà a prendere le decisioni quotidiane (per es., il colore della camicia da indossare per il lavoro, o se portare un ombrello) senza un’eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni da parte degli altri. Questi individui tendono ad essere passivi, e a permettere ad altre persone (spesso una persona singola) di prendere l’iniziativa e di assumere la responsabilità per la maggior parte dei settori della loro vita . Gli adulti con questo disturbo tipicamente dipendono da un genitore o dal coniuge per decidere dove devono vivere, che tipo di lavoro dovrebbero avere, e di quali vicini devono essere amici. Questa necessità che gli altri si assumano le responsabilità va al di là delle richieste appropriate per l’età e la situazione (per es., le necessità specifiche delle persone anziane, e dei portatori di handicap). Il Disturbo Dipendente di Personalità può manifestarsi in un individuo con una grave condizione medica generale o disabilità, ma in tali casi la difficoltà nel prendere responsabilità deve andare al di là di quanto si associa generalmente con quella condizione o disabilità. Questi individui si sentono talmente incapaci di funzionare autonomamente che concorderanno su ciò che ritengono sbagliato, piuttosto che perdere l’aiuto di coloro che ricercano per essere guidati. Mancano di sicurezza in se stessi, e credono di avere necessità di aiuto per iniziare e portare avanti dei compiti. Possono, comunque, funzionare adeguatamente se hanno la sicurezza che qualcun’altro stia supervisionando e approvando. Possono temere di diventare o di apparire più competenti, poiché possono credere che questo conduca all’abbandono. Sono pronti a sottomettersi a ciò che gli altri vogliono, anche se le richieste sono irragionevoli. Si sentono a disagio o indifesi quando sono soli, a causa del timore esagerato di essere incapaci di prendersi cura di sé. Si vedono così totalmente dipendenti dal consiglio e dall’aiuto di un’altra persona importante che temono di essere da essa abbandonati anche quando non vi sono motivi per giustificare tale paura.

Disturbo Dipendente di Personalità e contesto organizzativo

 I soggetti con disturbo dipendente mancano di sicurezza in se stessi, e credono di avere necessità di aiuto per iniziare e portare avanti dei compiti. Aspetteranno gli altri per iniziare le cose, poiché credono che di regola gli altri facciano meglio. Questi individui sono convinti di essere incapaci di funzionare indipendentemente, e si presentano come bisognosi di assistenza costante. Possono, comunque, funzionare adeguatamente se hanno la sicurezza che qualcun altro stia supervisionando. Tendono a non diventare o apparire più competenti, temendo che questo conduca all’abbandono.

Il funzionamento lavorativo può risultare compromesso se viene richiesta iniziativa indipendente. Possono evitare posizioni di responsabilità e diventare ansiosi quando sono posti di fronte a decisioni.

Può avere la tendenza ad assecondare le richieste di capi o datori di lavoro per poi sentirsi sfruttato o non giustamente considerato.

Disturbo Evitante Di Personalità

Il disturbo evitante di personalità a volte detto anche disturbo ansioso di personalità, è caratterizzato da comportamenti di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, estrema sensibilità e valutazioni negative nei propri confronti e la tendenza  a evitare le interazioni sociali. Le persone affette da disturbo evitante di personalità spesso si considerano socialmente incapaci o non attraenti a livello personale ed evitano le interazioni sociali per timore di essere ridicolizzati, umiliati od oggetti di antipatie.

Gli individui con Disturbo Evitante di Personalità evitano il lavoro o le attività scolastiche che coinvolgono un contatto interpersonale significativo per timore di essere criticati, disapprovati o rifiutati. Questi individui evitano di farsi nuovi amici, a meno che non siano certi di piacere e di essere accettati senza critiche. Finché non superano prove rigorose che dimostrano il contrario, le altre persone sono ritenute critiche e disapprovanti. Possono agire con inibizione, avere difficoltà a parlare di sé, e ad esibire sentimenti intimi per timore di esporsi, di essere ridicolizzati o umiliati. Poiché sono preoccupati di essere criticati o rifiutati in situazioni sociali, possono essere dotati di una soglia molto bassa per avvertire tali reazioni .Sono inibiti nelle situazioni interpersonali poiché si sentono inadeguati, e hanno una bassa autostima. Credono di essere socialmente inetti, personalmente non attraenti, o inferiori agli altri. Sono insolitamente riluttanti ad assumere rischi personali o ad ingaggiarsi in qualsiasi nuova attività, poiché questo può rivelarsi imbarazzante. Sono inclini ad esagerare i pericoli potenziali di situazioni ordinarie, e dalla loro necessità di certezza e sicurezza può derivare uno stile di vita coartato. Alcuni con questo disturbo possono disdire un colloquio di lavoro per il timore di sentirsi imbarazzati per non essere vestiti adeguatamente. Sintomi somatici marginali o altri problemi possono diventare la ragione per cui evitano nuove attività. Vengono descritti dagli altri come “riservati”, “timidi”, “solitari” e “isolati”.

Disturbo Evitante di Personalità e contesto organizzativo

Gli individui con Disturbo Evitante di Personalità evitano il lavoro o le attività scolastiche che coinvolgono un contatto interpersonale significativo per timore di essere criticati, disapprovati o rifiutati. La bassa autostima e l’ipersensibilità al rifiuto si associano con una restrizione dei contatti interpersonali. Questi individui possono divenire relativamente isolati, e di solito non hanno un’ampia rete di supporti sociali che possa aiutarli a superare le crisi.

I comportamenti evitanti possono influenzare negativamente il funzionamento lavorativo, poiché questi individui tentano di evitare quei tipi di situazioni sociali che possono essere importanti per soddisfare le esigenze basilari del lavoro o per una promozione.

-“io desidero stare con gli altri sono loro che non desiderano stare con me”

-“ma se non hai provato”

-“già sto male così, pensa ad averne la conferma

 

Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità

Detto anche disturbo di personalità anancastico o disturbo della personalità ossessiva, è caratterizzato da un complesso di risposte rigide della personalità, comportamenti e sentimenti che si manifestano in più ambiti e si raccolgono per lo più in questi insiemi:

  • Tendenza a conformarsi a procedure, abitudini o regole in modo eccessivo e non flessibile
  • Presenza costante  di pensieri o comportamenti ripetitivi
  • Costante perfezionismo

Gli individui con Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità cercano di mantenere una sensazione di controllo attraverso un’attenzione minuziosa per le regole, i dettagli futili, le procedure, le liste, i programmi, o la forma, al punto che va perso lo scopo dell’attività. Sono eccessivamente accurati, ed inclini alla ripetizione, prestando una straordinaria attenzione ai dettagli, e controllando ripetutamente in cerca di eventuali errori. Dimenticano che le altre persone tendono ad infastidirsi dei dettagli e degli inconvenienti che derivano da questo comportamento. Il perfezionismo e gli standard di prestazioni elevati che si impongono causano in questi individui malfunzionamento e disagio significativi. Possono impegnarsi talmente in ogni dettaglio di un progetto assolutamente perfetto che tale progetto non viene mai ultimato. Mostrano una devozione eccessiva al lavoro e alla produttività, fino ad escludere le attività di tempo libero e le amicizie. Possono forzare se stessi e gli altri a seguire principi morali rigidi e standard di prestazione molto rigorosi. Possono anche essere impietosamente autocritici, sono rigidamente sottomessi all’autorità e alle regole. Possono essere incapaci di gettare oggetti usati o inutili, anche quando non hanno valore sentimentale. Spesso questi individui ammetteranno di essere “formiche”. Possono considerare uno spreco gettare via degli oggetti poiché “non puoi mai sapere quando ne avrai bisogno”, e saranno turbati se qualcuno tenta di sbarazzarsi delle cose che hanno accumulato. Sono riluttanti a delegare compiti o a lavorare con altri. Gli individui con Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità sono caratterizzati da rigidità e testardaggine. Sono talmente preoccupati di fare le cose nell’unico modo “corretto” che hanno problemi a seguire le idee di altri.

Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità e contesto organizzativo

– Gli individui con Disturbo Ossessivo-Compulsivo di personalità possono avere difficoltà e disagio lavorativo, in particolar modo in situazioni nuove che richiedono flessibilità e capacità di compromesso.

– Da un punto di vista lavorativo, la tendenza al perfezionismo e all’organizzazione dettagliata delle attività da svolgere, interferisce notevolmente con la capacità di portare a termine i compiti programmati e di prendere decisioni. Nello stesso tempo, la riluttanza a delegare ad altri lo svolgimento dei compiti, unitamente all’aspettativa che gli altri aderiscano rigidamente alle proprie regole e metodi, rende la collaborazione e la cooperazione con tali soggetti estremamente complessa. L’interazione con i superiori è difficile.